Marko Maras

Fondatore e CEO di Trustfull

Imprenditore seriale, pioniere dell’innovazione digitale e visionario del rischio calcolato. Marko Maras ha costruito quattro progetti imprenditoriali di successo, ognuno fondato su un’idea precisa: anticipare il mercato, con coraggio e intuito.

Ha fondato nel 2005 e poi venduto OneBip, un provider di servizi di pagamento mobile, ha collaborato come azionista e manager al successo di DigiTouch, uno dei principali player indipendenti italiani attivo nel digital marketing e quotato sul mercato AIM Italia, ed è stato founder e Ceo di Audiens, una customer data platform.

Oggi guida Trustfull, una piattaforma tecnologica che utilizza l’intelligenza artificiale per combattere le frodi digitali, un fenomeno sempre più pervasivo. Ecco come Marko rende possibile costruire il futuro, impresa dopo impresa.

 

1 – Qual è la scelta più audace che hai compiuto nella tua carriera?

Senza dubbio la vendita della mia prima azienda, OneBip. Tutti mi consigliavano di non farlo, ma sentivo che era il momento giusto. Ho seguito l’intuito. Spesso si parla delle difficoltà nel raccogliere capitali per avviare un’azienda, ma anche decidere di accettare o meno un’offerta può essere una sfida enorme. In quei momenti servono lucidità e capacità di leggere il contesto.

 

2 – A 44 anni hai già quattro imprese di successo alle spalle. Qual è il vero segreto?

Ho sempre cercato di entrare in settori poco regolamentati o in fase di transizione. Con OneBip siamo stati tra i primi a immaginare l’uso del credito telefonico per i pagamenti digitali. Con Trustfull, la sfida è far diventare l’open source intelligence – i segnali digitali che lasciamo online – uno standard per l’analisi del rischio. Le startup devono osare nelle zone grigie del mercato, là dove i grandi player non sono ancora arrivati.


3 – Ti fidi del tuo istinto?
Sempre. Lavoro spesso in mercati dove non ci sono ancora dati o benchmark. In questi casi, l’istinto è uno strumento fondamentale per creare qualcosa di nuovo.

 

4 – Ti capita mai di scoraggiarti?
No, non posso permettermelo. L’imprenditoria richiede una fede costante nella propria visione. Anche nei momenti più difficili, cerco di vedere un’opportunità di apprendimento.

 

5 – Qual è stato il momento più appagante del tuo percorso?

Quando ho venduto OneBip. Avevo lavorato molto per trovare investitori. Quell’exit è stata la conferma che avevo fatto la scelta giusta.

6 – E qualcosa che, col senno di poi, faresti diversamente?

Sì. Dopo la vendita di OneBip mi sono lanciato subito in un nuovo progetto. Avrei dovuto fermarmi, respirare, prendere tempo per rigenerarmi. L’ispirazione ha bisogno di spazio.


7 – Quanto contano per te le sconfitte?
Sono fondamentali. Abbraccio il concetto del “fail fast”: meglio fallire in fretta per correggere subito la rotta. Insistere su un’idea sbagliata per anni non ha senso.

 

8 – Con Trustfull hai raccolto oltre 6,5 milioni di euro. Come hai convinto gli investitori?
Ho trovato partner che condividono la mia visione. Il mio track record ha sicuramente aiutato, ma anche il contesto: il tema delle frodi digitali è oggi centrale, soprattutto nel mondo finanziario.

 

9 – Overselling: quanto in là ci si può spingere?
“Fake it till you make it” ha senso nella fase iniziale, quando servono prototipi per testare il mercato. Ma deve esserci una base solida: la capacità di realizzare davvero ciò che si promette. Altrimenti si rischia di bruciarsi la reputazione.


10 – Dacci una anticipazione, hai già in mente il prossimo progetto?
Per ora sono totalmente concentrato su Trustfull. È un progetto in cui credo profondamente, e nei prossimi anni darò tutto me stesso per farlo crescere. Ma sì, qualcosa di grande ce l’ho già in mente…